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Re-tour nei Campi Flegrei
I Campi Flegrei sono senza dubbio uno dei più straordinari territori dEuropa.
Un insieme unico ed inscindibile di valori materiali - geologici, naturalistici, archeologici, agricoli, architettonici, e quindi paesaggistici - che ha ispirato nei secoli la creazione e la sedimentazione di prodotti artistici e culturali che costituiscono un ancora più straordinario, patrimonio immateriale. Storia e miti, poemi e letteratura, poesie e dipinti, sono stati concepiti in questa terra in modo così strettamente legato al suo paesaggio ed alle sue atmosfere, da rendere palese linscindibilità tra la creazione artistica e i luoghi che lhanno generata.
Molti popoli si sono alternati nei millenni, nel vivere e nel trasformare questo particolare territorio, plasmato, giorno dopo giorno, da un sistema vulcanico ancora attivo, dallerosione del mare che ne ha violato i crateri, dalla azione creatrice quasi impercettibile delle acque e del vento, dallopera quotidiana delluomo. Cacciatori ed agricoltori, muratori e pescatori e, successivamente, urbanisti ed architetti, si sono confrontati continuamente nel loro operare, con una Natura possente: spesso amica, qualche volta matrigna; ma coltivando sempre quella profonda armonia tra uomo e ambiente; tra architetture, forme e materiali; tra agricoltura e tecniche rurali, che ha di fatto continuato a disegnare nei millenni larmonia dinamica che contraddistingue questo Paesaggio, unico al mondo e che ammiriamo, in questa splendida mostra, rappresentato in una delle diverse fasi auree della sua incredibile storia.
Ma, in seguito al boom demografico ed ad errati modelli di sviluppo scelti per larea nel dopoguerra, abbiamo rischiato di perdere per sempre questo irripetibile patrimonio dellumanità, inglobato comè nellindistinta, tumultuosa, magmatica, espansione dellarea metropolitana napoletana, cresciuta negli ultimi 50 anni a dismisura e senza controllo.
Se ciò avvenisse sarebbe gravissimo.
La perdita, il degrado, il depauperamento fisico delle monumentali rovine imperiali, dei centri storici, dei laghi e delle lagune salmastre, delle dune costiere e dei crateri boscosi, dei terrazzamenti agricoli, e soprattutto della loro continuità - in poche parole la perdita del Paesaggio flegreo -, determinerebbero un danno enorme per la Comunità locale e per le proprie preziose radici, da lanciare invece con orgoglio verso il futuro.
Ma anche, e forse soprattutto, determinerebbero la irrimediabile impossibilità per lUmanità intera di percepire, per sempre, il senso profondo di importanti pilastri culturali della storia dOccidente che solo una accurata, lenta visita, una permanenza in questa terra, aiuta veramente a capire. La drammatica perdita del paesaggio flegreo ci impedirebbe di comprendere a fondo alcuni passi dellOdissea, che gli Eubei vollero identificare in questi luoghi magici; di recuperare gli scenari, le atmosfere, la poetica, ma anche loperazione politica contenuta e rappresentata dal VI libro dellEneide; di cogliere il fascino, gli odori, le luci evocate nellirripetibile poesia agreste delle Georgiche. Determinerebbe limpossibilità di reimmaginare gli scenari delle incredibili vite di molti Imperatori romani e delle loro corti patrizie, pennellati nel Satirycon; o, ad esempio, gli scenari morbidi e poetici, allalba della nuova era rinascimentale, in cui si svolse la storia damore di Boccaccio e Fiammetta.
E via via nei secoli fino ad oggi; fino ad impedirci di cogliere il fascino rivelatore di Cumae, la recente raccolta di poesie in latino, italiano e dialetto cappellese, sulle nostre rovine raccontate da Michele Sovente, poeta flegreo, e premiata con il premio Viareggio.
E anche per queste ragioni che dalla fine degli anni 50 il paesaggio dei Campi Flegrei è stato oggetto di diverse azioni istituzionali di tutela: dapprima attraverso un estesissimo vincolo paesaggistico. Per tentare, in qualche modo, disperatamente, di salvaguardarne le straordinarie bellezze che ancora conservavano, in quegli anni dellimmediato dopoguerra, un armonioso rapporto tra lazione dellUomo e quella della Natura, come testimoniano ampiamente alcuni racconti del bellissimo libro di Amedeo Maiuri, Passeggiate campane o lampio repertorio di foto storiche risalenti agli anni 50, fortunatamente esistenti.
Ma anche questo durissimo, totale, vincolo paesaggistico, rafforzato nel 1985 dalla famosa legge Galasso, non ha purtroppo impedito - e, forse, non poteva impedire a causa della veemenza del fenomeno demografico, ma anche per il carattere eminentemente centralistico e impositivo della norma - le profonde, ingovernate trasformazioni territoriali che, purtroppo, consegnano a noi ed alle future generazioni un territorio dove si è interrotto il secolare patto di armonia tra uomo e natura.
Nonostante tutto ciò, i Campi Flegrei, per la forza della loro martoriata geografia, vulcanica, lacustre, collinare, e per il legame, come si diceva prima, ancora percepibile con i Miti classici greci e romani, conservano ancora oggi un fascino ancora, oserei dire, potente.
Un fascino forse vivibile soprattutto fuori stagione e nei luoghi maggiormente evocativi; un fascino ancora capace di ispirare fotografi come Mimmo Jodice, scrittori come Robert Harris o Valerio Massimo Manfredi, poeti come Michele Sovente e, speriamo a breve, molti altri...
Un fascino da conservare, disvelare ed esaltare ulteriormente, ma ancora capace di attrarre sin da ora, nonostante tutto, quei Viaggiatori colti del 21° secolo che decidano di lasciare per qualche giorno il frenetico tempo contemporaneo per intraprendere, uno SLOW TOUR alla riscoperta dei Campi Flegrei; percorrendo un Itinerario fatto di antiche storie e di straordinari paesaggi, finalmente salvati, recuperati e valorizzati, tra le radici più profonde della nostra cultura occidentale.
Punti, linee, superfici: grandi aree archeologiche e straordinari monumenti, architettonici e naturali, collegati da filamenti pedonali e subacquei, attraenti per laltro turismo, quello dei Viaggiatori colti, nazionali ed internazionali, amanti dello slow tour, di quel camminare lento così ben raccontato da Franco Cassano in Pensiero Meridiano.
Un Itinerario in fase di ricostruzione, reso riconoscibile da una importante operazione integrata di ampliamento, restauro e recupero architettonico, archeologico e paesaggistico, di sei grandi Poli di visita archeologici e naturalistici: a Pozzuoli il Rione Terra ed i monumenti dellantica Puteoli romana; a Baia, il Parco archeologico, il Parco sommerso ed il castello Aragonese, nuovo Museo archeologico dei Campi Flegrei; a Cuma, il Parco archeologico, la duna e la lecceta; a Miseno il Parco archeologico, con la riapertura della Grotta della Dragonara e del Teatro romano, il lago ed il Promontorio acquisito al Parco come Santuario degli uccelli; e poi il sistema naturalistico del lago dAverno, con la laguna del Lucrino e il Monte Nuovo.
Un Grande Itinerario di visita lungo più di 50 chilometri, che sarà fisicamente percorribile pedonalmente, e che sarà gestito unitariamente attraverso un accordo tra tutti i soggetti proprietari, pubblici e privati, e che consentirà di visitare a piedi, o anche in bici, in uno straordinario slow tour, tutti i Campi Flegrei, superando il grande, storico handicap di fruibilità dei poderosi beni flegrei determinato dalla dispersione in un ampio territorio delle aree archeologiche e naturalistiche.
Un Cammino contemporaneo, dalle grandi atmosfere, lungo il quale raccontare la Storia e le incredibili storie; racconti e miti, tra vedute paesaggistiche e percorsi natura; visite a vigneti storici e a geositi; escursioni scientifiche in giovani crateri vulcanici spenti, come il Montenuovo, o ancora fumiganti come la Solfatara.
Tutto ciò, attraversando aree archeologiche e Musei irrinunciabili come il percorso archeologico sotterraneo del Rione Terra o il grande Museo dei Campi Flegrei nel Castello di Baia; visitando fascinose rovine, come il Tempio di Mercurio, la Piscina Mirabilis; o esplorando, come in una novella discesa agli inferi, la Cripta di Cuma, la grotta di Cocceio, la grotta della Sibilla o la cosiddetta pseudogrotta della Sibilla.
Oppure, munendosi opportunamente di maschera e boccaglio, percorrendo sottacqua, la antica via Erculanea, e le sue rovine subacquee conservate in assoluta simbiosi con la Secca fumosa e con i resti delle praterie di Posidonia ancora popolate, incredibilmente, da una fauna che resiste, testimoniata emblematicamente dalla incredibile, ancora numerosa, presenza delle tartarughe marine caretta caretta.
Tutto ciò alimenta lobiettivo prioritario: creare le condizioni culturali ed economiche per il recupero dellantico Patto di armoniosa convivenza tra Uomo e Natura e quindi, di conseguenza, creare le condizioni fondamentali per la ri-costruzione condivisa e partecipata del paesaggio.
Del paesaggio flegreo del ventunesimo secolo.
Un insieme unico ed inscindibile di valori materiali - geologici, naturalistici, archeologici, agricoli, architettonici, e quindi paesaggistici - che ha ispirato nei secoli la creazione e la sedimentazione di prodotti artistici e culturali che costituiscono un ancora più straordinario, patrimonio immateriale. Storia e miti, poemi e letteratura, poesie e dipinti, sono stati concepiti in questa terra in modo così strettamente legato al suo paesaggio ed alle sue atmosfere, da rendere palese linscindibilità tra la creazione artistica e i luoghi che lhanno generata.
Molti popoli si sono alternati nei millenni, nel vivere e nel trasformare questo particolare territorio, plasmato, giorno dopo giorno, da un sistema vulcanico ancora attivo, dallerosione del mare che ne ha violato i crateri, dalla azione creatrice quasi impercettibile delle acque e del vento, dallopera quotidiana delluomo. Cacciatori ed agricoltori, muratori e pescatori e, successivamente, urbanisti ed architetti, si sono confrontati continuamente nel loro operare, con una Natura possente: spesso amica, qualche volta matrigna; ma coltivando sempre quella profonda armonia tra uomo e ambiente; tra architetture, forme e materiali; tra agricoltura e tecniche rurali, che ha di fatto continuato a disegnare nei millenni larmonia dinamica che contraddistingue questo Paesaggio, unico al mondo e che ammiriamo, in questa splendida mostra, rappresentato in una delle diverse fasi auree della sua incredibile storia.
Ma, in seguito al boom demografico ed ad errati modelli di sviluppo scelti per larea nel dopoguerra, abbiamo rischiato di perdere per sempre questo irripetibile patrimonio dellumanità, inglobato comè nellindistinta, tumultuosa, magmatica, espansione dellarea metropolitana napoletana, cresciuta negli ultimi 50 anni a dismisura e senza controllo.
Se ciò avvenisse sarebbe gravissimo.
La perdita, il degrado, il depauperamento fisico delle monumentali rovine imperiali, dei centri storici, dei laghi e delle lagune salmastre, delle dune costiere e dei crateri boscosi, dei terrazzamenti agricoli, e soprattutto della loro continuità - in poche parole la perdita del Paesaggio flegreo -, determinerebbero un danno enorme per la Comunità locale e per le proprie preziose radici, da lanciare invece con orgoglio verso il futuro.
Ma anche, e forse soprattutto, determinerebbero la irrimediabile impossibilità per lUmanità intera di percepire, per sempre, il senso profondo di importanti pilastri culturali della storia dOccidente che solo una accurata, lenta visita, una permanenza in questa terra, aiuta veramente a capire. La drammatica perdita del paesaggio flegreo ci impedirebbe di comprendere a fondo alcuni passi dellOdissea, che gli Eubei vollero identificare in questi luoghi magici; di recuperare gli scenari, le atmosfere, la poetica, ma anche loperazione politica contenuta e rappresentata dal VI libro dellEneide; di cogliere il fascino, gli odori, le luci evocate nellirripetibile poesia agreste delle Georgiche. Determinerebbe limpossibilità di reimmaginare gli scenari delle incredibili vite di molti Imperatori romani e delle loro corti patrizie, pennellati nel Satirycon; o, ad esempio, gli scenari morbidi e poetici, allalba della nuova era rinascimentale, in cui si svolse la storia damore di Boccaccio e Fiammetta.
E via via nei secoli fino ad oggi; fino ad impedirci di cogliere il fascino rivelatore di Cumae, la recente raccolta di poesie in latino, italiano e dialetto cappellese, sulle nostre rovine raccontate da Michele Sovente, poeta flegreo, e premiata con il premio Viareggio.
E anche per queste ragioni che dalla fine degli anni 50 il paesaggio dei Campi Flegrei è stato oggetto di diverse azioni istituzionali di tutela: dapprima attraverso un estesissimo vincolo paesaggistico. Per tentare, in qualche modo, disperatamente, di salvaguardarne le straordinarie bellezze che ancora conservavano, in quegli anni dellimmediato dopoguerra, un armonioso rapporto tra lazione dellUomo e quella della Natura, come testimoniano ampiamente alcuni racconti del bellissimo libro di Amedeo Maiuri, Passeggiate campane o lampio repertorio di foto storiche risalenti agli anni 50, fortunatamente esistenti.
Ma anche questo durissimo, totale, vincolo paesaggistico, rafforzato nel 1985 dalla famosa legge Galasso, non ha purtroppo impedito - e, forse, non poteva impedire a causa della veemenza del fenomeno demografico, ma anche per il carattere eminentemente centralistico e impositivo della norma - le profonde, ingovernate trasformazioni territoriali che, purtroppo, consegnano a noi ed alle future generazioni un territorio dove si è interrotto il secolare patto di armonia tra uomo e natura.
Nonostante tutto ciò, i Campi Flegrei, per la forza della loro martoriata geografia, vulcanica, lacustre, collinare, e per il legame, come si diceva prima, ancora percepibile con i Miti classici greci e romani, conservano ancora oggi un fascino ancora, oserei dire, potente.
Un fascino forse vivibile soprattutto fuori stagione e nei luoghi maggiormente evocativi; un fascino ancora capace di ispirare fotografi come Mimmo Jodice, scrittori come Robert Harris o Valerio Massimo Manfredi, poeti come Michele Sovente e, speriamo a breve, molti altri...
Un fascino da conservare, disvelare ed esaltare ulteriormente, ma ancora capace di attrarre sin da ora, nonostante tutto, quei Viaggiatori colti del 21° secolo che decidano di lasciare per qualche giorno il frenetico tempo contemporaneo per intraprendere, uno SLOW TOUR alla riscoperta dei Campi Flegrei; percorrendo un Itinerario fatto di antiche storie e di straordinari paesaggi, finalmente salvati, recuperati e valorizzati, tra le radici più profonde della nostra cultura occidentale.
Punti, linee, superfici: grandi aree archeologiche e straordinari monumenti, architettonici e naturali, collegati da filamenti pedonali e subacquei, attraenti per laltro turismo, quello dei Viaggiatori colti, nazionali ed internazionali, amanti dello slow tour, di quel camminare lento così ben raccontato da Franco Cassano in Pensiero Meridiano.
Un Itinerario in fase di ricostruzione, reso riconoscibile da una importante operazione integrata di ampliamento, restauro e recupero architettonico, archeologico e paesaggistico, di sei grandi Poli di visita archeologici e naturalistici: a Pozzuoli il Rione Terra ed i monumenti dellantica Puteoli romana; a Baia, il Parco archeologico, il Parco sommerso ed il castello Aragonese, nuovo Museo archeologico dei Campi Flegrei; a Cuma, il Parco archeologico, la duna e la lecceta; a Miseno il Parco archeologico, con la riapertura della Grotta della Dragonara e del Teatro romano, il lago ed il Promontorio acquisito al Parco come Santuario degli uccelli; e poi il sistema naturalistico del lago dAverno, con la laguna del Lucrino e il Monte Nuovo.
Un Grande Itinerario di visita lungo più di 50 chilometri, che sarà fisicamente percorribile pedonalmente, e che sarà gestito unitariamente attraverso un accordo tra tutti i soggetti proprietari, pubblici e privati, e che consentirà di visitare a piedi, o anche in bici, in uno straordinario slow tour, tutti i Campi Flegrei, superando il grande, storico handicap di fruibilità dei poderosi beni flegrei determinato dalla dispersione in un ampio territorio delle aree archeologiche e naturalistiche.
Un Cammino contemporaneo, dalle grandi atmosfere, lungo il quale raccontare la Storia e le incredibili storie; racconti e miti, tra vedute paesaggistiche e percorsi natura; visite a vigneti storici e a geositi; escursioni scientifiche in giovani crateri vulcanici spenti, come il Montenuovo, o ancora fumiganti come la Solfatara.
Tutto ciò, attraversando aree archeologiche e Musei irrinunciabili come il percorso archeologico sotterraneo del Rione Terra o il grande Museo dei Campi Flegrei nel Castello di Baia; visitando fascinose rovine, come il Tempio di Mercurio, la Piscina Mirabilis; o esplorando, come in una novella discesa agli inferi, la Cripta di Cuma, la grotta di Cocceio, la grotta della Sibilla o la cosiddetta pseudogrotta della Sibilla.
Oppure, munendosi opportunamente di maschera e boccaglio, percorrendo sottacqua, la antica via Erculanea, e le sue rovine subacquee conservate in assoluta simbiosi con la Secca fumosa e con i resti delle praterie di Posidonia ancora popolate, incredibilmente, da una fauna che resiste, testimoniata emblematicamente dalla incredibile, ancora numerosa, presenza delle tartarughe marine caretta caretta.
Tutto ciò alimenta lobiettivo prioritario: creare le condizioni culturali ed economiche per il recupero dellantico Patto di armoniosa convivenza tra Uomo e Natura e quindi, di conseguenza, creare le condizioni fondamentali per la ri-costruzione condivisa e partecipata del paesaggio.
Del paesaggio flegreo del ventunesimo secolo.
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