INFORMAZIONI ISTITUZIONALI
Contenuto della pagina
L'età romana
Dopo la vittoria dei Romani sulle forze sannite (338 a.C), avvenuta in una battaglia presso il Monte Gauro, Cuma fu premiata per l'appoggio ed elevata al rango di Civitas sine suffragio, vale a dire il riconoscimento della cittadinanza romana senza diritto di voto. Napoli, invece, ebbe grandi privilegi commerciali offrendo in cambio, come socia navalis, vale a dire alleata di Roma, navi e contingenti militari.
Inizia per i Campi Flegrei un nuovo periodo d'agiatezza economica simboleggiata soprattutto dalla produzione, a livello industriale, di ceramica a vernice nera, la cosiddetta "Campana A", fabbricata ad Ischia e decorata a stampo con palmette e altri motivi, che prende a diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo.
Con l'avanzata d'Annibale, Capua, insofferente al dominio di Roma, appoggerà la politica di Cartagine mentre Cuma e Napoli, fedeli all'alleanza, saranno premiate alla vittoria con la cittadinanza municipale e il pieno godimento dei diritti civili e politici.
La guerra aveva però svelato tutte le debolezze dell'area campana e secondo un piano che prevedeva il rafforzamento militare della linea
costiera e il presidio delle rotte che salivano verso il Lazio, i triunviri T. Sempronio Longo, M. Servilio e Q. Minucio Termo, in esecuzione della proposta fatta tre anni prima dal tribuno della plebe C. Atinio, decisero nel 194 a.C. di fondare le colonie di Vulturnum, Liternum e Puteoli. Quest'ultima, la futura Pozzuoli, fu occupata da trecento cittadini romani che s'istallarono sull'attuale Rione Terra, area che nel 215 a.C, durante le guerre puniche, aveva ospitato una guarnigione romana per impedire la conquista del porto sottostante, quindi scongiurare il blocco dei rifornimenti di grano provenienti dalla Sardegna. L'istituzione nel 211 a.C. della Praefectura Capuam Cutnas e la richiesta di Cuma nel 180 a.C. di adottare il latino come lingua ufficiale è il segno che il processo di romanizzazione sul territorio, necessario per fronteggiare sia gli attacchi dei nemici esterni sia per contenere eventuali moti autonomisti interni, dopo pochi anni già iniziava a dare i suoi frutti. E se fu proprio il radicarsi di Roma nel tessuto sociale e culturale a salvare i Campi Flegrei dalla rivolta degli Italici, un passo falso fu fatto invece da Napoli quando si schierò nell'82 a.C. dalla parte di Mario, esponente del ceto mercantile. Trascinata con lui nella sconfitta, fu privata della flotta e del possesso d'Ischia - chiamata in quel tempo Aenaria - isola odiata da Siila perché i suoi abitanti avevano dato nell'88 a.C. ospitalità al suo acerrimo nemico. Dopo la
vittoria, Siila volle riformare anche lo statuto di Puteoli e il suo ordo da trenta membri fu elevando a cento con l'inserimento di nuove famiglie a lui fedeli nell'oligarchia cittadina.
Contemporaneamente alla grande azione di rinnovamento sociale, dal II secolo a.C. in poi, maturati i presupposti per un sicuro soggiorno, i maggiori esponenti dell'aristocrazia di Roma inizieranno una gara per accaparrarsi i luoghi più belli della costa tra Posillipo e Mise-no per costruire le loro splendide ville marittime. La tregua, però, durò poco. Nella guerra di Ottaviano contro Sesto Pompeo, i Campi Flegrei - soprattutto il porto di Puteoli, chiave degli approvvigionamenti di Roma - divennero un presidio strategico fondamentale per decidere le sorti del conflitto. Il futuro princeps non tardò ad ordinare al suo stratega, Agrippa, la creazione tra il Lago Lucrino e l'Averno del Portus Julius, un possente bacino militare in cui radunare la flotta con base distaccata a Cuma, contro il quale era impossibile qualsiasi tentativo di blocco navale.
Ma a causa del continuo insabbiamento di quel tratto di mare il Portus Julius fu presto abbandonato e la flotta trasferita nel nuovo
porto di Misenum che per molti secoli sarà considerato la principale base navale di Roma in Occidente.
Con la pace augustea crollano le barriere commerciali che avevano chiuso il mercato d'Italia alle Province Orientali e grazie alla sua felice posizione geografica la colonia di Puteoli si avvia ad un rapidissimo sviluppo commerciale tale da essere definita dai suoi contemporanei Delus minor, con riferimento al celebre porto franco del Mar Egeo. A nulla servì l'aura di spiritualità creata da Virgilio - che aveva attinto dai miti omerici l'ispirazione per l'Eneide, il più grande poema latino - per restituire l'antica venerabilità ai luoghi flegrei e l'interesse di Roma inizierà a concentrarsi sempre di più su Baia e le sue sorgenti idrotermali. Località che diventò ben presto il punto d'incontro tra i più alti rappresentanti dell'aristocrazia (in modo particolare tra aprile e maggio, quando erano sospese le sedute del senato), nonché sinonimo di lusso e sregolatezza della nascente età imperiale.
Nonostante il fallimento del grandioso tentativo di Nerone per collegare il Tevere con il Portus Julius tramite un immenso canale navigabile, detto appunto Fossa Neronis (progettato dagli architetti Severo e Celere, gli stessi che idearono la Domus Aurea
di Roma), con l'apertura della Via Domitiana, nel 95 d.C, il benessere sembrò toccare i suoi vertici. L'inaugurazione del porto di Ostia, però, rappresenterà il primo segnale di una crisi sociale ed economica che, accentuata dal bradisismo discendente, investirà di lì a poco i Campi Flegrei e costringerà - sebbene non manchino timidi accenni di rinascita in età severiana e poi durante il V secolo - ad un lento abbandono di tutta l'area a partire dal tratto di costa compreso tra Baia e Pozzuoli.
Per uno strano scherzo del destino, così come il primo imperatore di Roma, Ottaviano, era stato accolto e proclamato in terra flegrea, anche l'ultimo, Romolo Augustolo, relegato da Odoacre a Miseno nella villa che fu di Lucullo e poi di Tiberio, veniva in questi luoghi a finire i suoi giorni e quelli dell'impero. Neanche il cristianesimo, che proprio a Puteoli con lo sbarco dell'Apostolo Paolo aveva posto il suo seme in Occidente, riuscì a frenare i Goti e i Bizantini che intorno alla prima metà del VI secolo avevano schierato il grosso degli eserciti proprio a Cuma per stabilire a chi spettava il dominio d'Italia.
Invia l'articolo ad un amico.