Campi Flegrei

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L'età greca
Si racconta che fu il dio Apollo, sotto forma di colomba, ad indi­care ai capi della spedizione (gli ecisti Megastene di Calcide dell'isola di Eubea e Ippocle di Cuma, euboica anch'essa o forse di Cuma eoli­ca in Asia Minore), il luogo dove fondare una nuova colonia cui fu appunto assegnato il nome di Kyme, cioè Cuma.
Gli strapiombi a picco sul mare che proteggevano il piccolo pro­montorio per tre lati, una folta foresta a ridosso della fascia costiera (la cosiddetta Silva Gallinaria) e le paludi che circondavano il Lago di Licola, furono sfruttate dai Greci come difese naturali di un primo insediamento che, passata la fase d'assestamento sul territorio, fu pre­sto spostato nella piana sottostante lasciando il posto a quella che diventerà l'acropoli della città, sede futura di un prestigioso oracolo $ Apollo archegeta, vale a dire protettore della colonia.
Grazie alle fertili terre di cui era circondata e alla felice posizione che occupava nel Medio Tirreno, che la rendeva di fatto l'avam­posto greco più avanzato nei traffici con l'Italia centro-setten­trionale, la polis ebbe uno sviluppo rapidissimo e si arricchì grazie alla pirateria, ai commerci marittimi, alle attività agri­cole e quelle artigianali, divenendo fulcro d'irraggiamento della cultura ellenica nei confronti prima del mondo etru­sco, poi di quello romano.
Nel suo momento di massimo splendore, tra il VI e il V secolo a.C, il territorio sotto il suo controllo si estendeva lungo tutto e oltre il golfo di Napoli (definito allora "Golfo cumano"). Ma il processo espansionistico prese a generare malumori nel vici­no popolo degli Etruschi e dai loro presidi di Nola, Nocera e Capua, preoccupati dello sgretolarsi d'antichi equilibri commerciali, guardarono con crescente ostilità il dilagare dell'influenza ellenica in Campania.
I venti di guerra presero a soffiare impetuosi sui Campi Flegrei e le parti contrapposte, in stato d'allerta, cercavano alleati per il presidio del territorio. Per questa ragione la richiesta d'ospitalità ai Cumani da parte di un gruppo d'esuli dell'isola di Samo, in fuga dalla tirannia di Policrate (531 a.C), fu concessa di buon grado, probabilmente in cambio d'aiuti militari. I fuggiaschi così edificarono Dicearchia (ossia la città del "Giusto Governo", con evidente riferimento al rancore che i nuovi coloni serbavano verso la madrepatria) in un luogo dove sembra che prima ci fosse un porto cumano. La scoperta nella necropoli di Cuma di un sarcofago di tipo samio risalente alla metà del VI secolo a.C, però, resta una testimonianza evidente di come gli abitanti di Samo frequentassero i Campi Flegrei ancor prima della fondazione di Dicearchia, capostipite di una lunga serie di città che proprio per la loro impronta idealistica, furono in seguito dette "utopiche".
Poi venne la guerra e le sorti girarono in breve a favore dei Greci. Racconta Dionisio di Alicarnasso che gli Etruschi e gli altri popoli alleati, sebbene avessero forze immensamente superiori, furono cla­morosamente fermati alle paludi del fiume Clanis, nel 524 a.C, grazie all'allagamento dei campi circostanti ed al valore dimostrato in batta­glia dal giovane Aristodemo, che da solo affrontò ed uccise il capo dei nemici. Tornato in patria come trionfatore dopo la battaglia di Aricia (505 a.C.) - condotta per sostenere popoli latini in guerra a loro volta contro il comune nemico etrusco - Aristodemo decise che era ormai giunto il tempo di sbarazzarsi degli oppositori con il sangue e assu­mere definitivamente il controllo della polis.
Lo stesso re Tarquinio il Superbo, dopo la battaglia di Lago Regillo, si sarebbe rifugiato all'interno delle mura di Cuma sotto la sua illu­minata protezione.
Ma la vecchia aristocrazia locale, perseguitata da Aristodemo, pre­se a fomentare il malcontento in città (oltre alle tasse altissime gli rim­proveravano la corruzione dei costumi della gioventù cumana e forse proprio per questo fu soprannominato Malakòs, cioè l'Effeminato) al punto che una schiera d'oppositori guidati da Timotene organizzò un complotto per riprendere il controllo. Con la morte di Aristodemo (ucciso nel 490 a.C. per il tradimento dalla sua concubina Senocrita, la quale ebbe come ricompensa il sacerdozio di Demetra) inizia il tra­monto di Cuma, costretta prima ad offrire il possesso d'Ischia a Gerone II di Siracusa in cambio di contingenti militari, poi a chiede­re protezione ad Atene che sotto la guida di Pericle aveva innestato una vigorosa azione espansionistica in tutto il Mediterraneo.
La fondazione della città di Neapolis (vale a dire Napoli, la "Città nuova") a seguito della definitiva vittoria contro gli Etruschi nel 474 a.C, una delle più drammatiche battaglie navali che la storia ricordi, rappresenta l'ultimo sprazzo di vitalità della gloriosa città flegrea pri­ma di entrare in una profonda crisi istituzionale dalla quale non si sarebbe sollevata mai più.
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