INFORMAZIONI ISTITUZIONALI
Contenuto della pagina
La dominazione sannitica
Intanto i Sanniti, una popolazione di pastori di stirpe sabellica e lingua indoeuropea alla ricerca di nuove terre, attraversa intorno agli inizi del V secolo a.C. le montagne del Sannio, le valli del Volturno e del Calore e irrompe nelle fertili pianure della Campania trovando appoggi tra gli abitanti di Capua e altri connazionali sul territorio, preoccupati dalla crisi del mondo etrusco. Una volta consolidate le posizioni nell'entroterra, marciarono compatti contro le opulente città greche costiere che, dalla morte di Aristodemo, erano ormai prive di validi strateghi. Nel 421 a.C. cadde Cuma. La città fu quasi totalmente distrutta e molti abitanti fuggono verso la costa. Resisterà solo Napoli, sebbene assoggettata politicamente al partito filosannitico che dominava in città con la sottrazione delle magistrature al controllo dell'aristocrazia greca.
Il contatto con una civiltà più evoluta, come quella greca, però prese a modificare sensibilmente la cultura sannita e, posate le armi ed abbandonate antiche consuetudini come la pastorizia e il nomadismo, i nuovi signori iniziarono a dedicarsi anch'essi alle arti, ai commerci e all'artigianato. Proprio in quegli anni si registrarono consistenti interventi d'urbanizzazione e monumentalizzazione in città, ma le ricchezze così tranquillamente ostentate non sfuggirono all'attenzione del nuovo astro nascente, Roma. E non passò molto tempo che i romani, trovando appoggio tra i rappresentanti dell'aristocrazia di Cuma e Napoli, insofferenti al rozzo governo dei Sanniti, crearono i presupposti per la conquista delle terre di quella che sarà definita Campania
felix.
Invia l'articolo ad un amico.